Profiel van Maria ChiaraRaccontiamo una storia.....Foto'sWeblogLijsten Extra Help

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    20 mei

    Parte IV



     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Glitter GraphicsIl profilo d’uomo avanzava con passo solenne e, con un sorriso smorzato sulle labbra, rivolgendosi alla vecchia disse: “ Sì, Lidia, sono proprio io, il pittore maledetto, quello che da ragazza ti incatenava davanti ai suoi dipinti, quello che fra danze di chiaro-scuri scandiva il ritmo dei pensieri alterni e estremi di te adolescente. Le luci e le ombre dei tuoi grandi occhi erano nelle mie pennellate ora vigorose, ora molli e sensuali che trattavano la tela come una giovane amante desiderosa di essere colta. I neri, i grigi delle mie angosce si aprivano a quei leggeri squarci di bianco e azzurro nei quali tu leggevi i tuoi fragili sogni e le tue attese. Sono io, quello che ha alimentato le tue fantasie, che ha nutrito i tuoi anni crudi di emozioni violente e dolci. Ti ho rubato la leggiadria, la spensieratezza; ti ho messo negli occhi la nudità bianca del dolore, il freddo ghiaccio della morte, il grigio delle tempeste, l’alabastro delle mareggiate invernali. Quante colpe ho avuto nei tuoi confronti mia ora avvizzita fruitrice e… quanto è bello vederti oggi qui fra splendidi soli…”, la figura com’era giunta, si congedò.
    Lidia scosse nervosamente il capo: “ Ah! Questo sole deve avermi dato alla testa” pensò “ vedo persino le ombre. Saranno le cateratte dei miei poveri occhi”.
    Accelerò il passo e rientrò in casa. Ancora un po’ frastornata, vuoi per il quadro caduto con tutto quello scompiglio e per la fatica di riassettare il salone, vuoi per l’ombra di quell’uomo che per un attimo le era parso di conoscere, ritrovò la lucida serenità vedendo il figlio seduto allo scrittoio, con l’abito grigio totalmente immerso nelle sue letture, con il crocefisso argento al collo che teneva, ormai per abitudine, sempre stretto fra le lunghe dita diafane della mano destra. “ Un figlio, voluto da Dio e donato a Dio”, così pensava sempre del suo Mario, ormai da tutti amato e rispettato come Don Mario. L’orgoglio che sentiva ora per il suo ragazzo era pari alla vergogna che aveva provato quando ancora giovanissima era rimasta incinta di un tormentato uomo che era vissuto per anni, e, dopo la morte sigillato nel suo cuore com’era sigillato nella cornice del suo autoritratto caduto.
    Mario si voltò, e i suoi occhi chiari incontrarono affettuosamente quelli della madre: “ Sei stata ancora da lei, vero?”, le chiese con tono di lieve rimprovero. Lei annuì. “ E’ ammirevole che tu voglia aiutarla nonostante ciò che hai sofferto per causa sua e di mio padre, ma non posso nasconderti la mia preoccupazione. Ogni volta che esci da quella casa sei triste, turbata e oggi più del solito…Che è successo? ”. Lidia gli si avvicinò e appoggiando la mano sulla sua spalla sussurrando gli rispose: “Ho visto tuo padre”.   “ Vuoi dire il suo ritratto”, la corresse, un po’ scosso. Lei strinse le labbra; poi gli sorrise tanto dolcemente che il suo viso, per un attimo, sembrò libero dall’ingiallito velo di un precoce invecchiamento e soggiunse: “Ho visto che non hai ancora pranzato. Vieni, ti preparo qualcosa da mangiare”. 
    Lidia uscì dalla stanza, e il giovane prete rimase in silenzio, pallido e pensieroso, con il crocefisso stretto nella mano.
     
     
     
     
     
    FINE CAPITOLO I
    Il secondo capitolo inizierà a luglio! 
     
     

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    03 mei

    Parte III

     

      

     

     

     

     

     

     Glitter GraphicsLa luce delle pennellate sembrava ancora viva sulla tela come se fosse stata appena dipinta e la lucidità dell’olio ravvivava i colori rendendoli così brillanti da apparire violenti. Le tonalità, però, erano cupe: i capelli neri, la carnagione olivastra e un abito altrettanto scuro facevano apparire ancor più tenebroso il ritratto; profonde rughe sulla fronte e sugli zigomi scavavano la tela; gli occhi, verde scuro, dal taglio malinconico, erano resi vivi da due minuscoli punti di luce e dal rosso delle venuzze che irroravano i bulbi bianchi e giallastri. In ogni dettaglio si coglieva un’esasperata ricerca di realismo; si scorgevano persino i piccoli peli delle narici, e le labbra sottili, serrate come se anche respirare fosse stato per quell’uomo un eccesso, accentuavano un’espressione rigida e l’austerità di una figura che incuteva un leggero senso di inquietudine.  Persino l’anziana evitava di soffermarvisi con lo sguardo e si limitava a lanciare occhiate di riprovazione alla donna che ancora contemplava il dipinto in una sorta di infantile adorazione; poi, trascorsi alcuni minuti, si avvicinò per porle una mano sulla spalla: “ Forza Angelica, si alzi”, la incoraggiò come rivolgendosi a una bambina.  Inizialmente la donna non sembrò nemmeno sentirla; poi, accorgendosi che la mano raggrinzita la scuoteva più forte, accettò di alzarsi e, a poco a poco, la dolcezza le svanì dal viso.

    Per parecchio tempo le due donne cercarono di rimettere in ordine il salone fino a quando l’anziana si congedò da Angelica con la promessa di tornare.

    Lasciata la casa la vecchia si soffermò a rivivere l’accaduto pensando di capire quanto si potesse essere legati così intensamente al ricordo di una persona al punto di lasciarsi turbare da un semplice ritratto. 

    Camminava piano, verso il suo giardino, con gli occhi socchiusi per il sole, affaticata dal lavoro e dalla calura estiva che sbiadiva i contorni delle cose e faceva ardere la natura, puntellando di giallo e di luce le foglie, i fili d’erba e i petali di quei pochi fiori che ancora resistevano all’afa.  Quando fu a pochi passi dalla sua casa che sembrava sbocciare dalle selvagge macchie di colza spuntate tutte attorno, alzò il capo e, con meraviglia, vide che un uomo la stava aspettando proprio davanti alla porta.  Aveva i capelli scuri, la carnagione un poco abbronzata e indossava un abito nero: in tutta quella luce, in quei colori nitidi, non sembrava una persona, ma un’ombra. 

    Anche se il sole le impediva di tenere alto lo sguardo, si rese conto che la stava fissando, tristemente immobile.  “Albert”, sussurrò impaurita.

     

     

     

     

     

     

                                                                      

                                      Stoppie di Cardeville,Van Gogh 

     

     

     

     

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