Profiel van Maria ChiaraRaccontiamo una storia.....Foto'sWeblogLijsten Extra Help

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    18 juli

    Parte V







     
     
     
     
     
     
     
     
      CAPITOLO II
     
     
    Glitter GraphicsCinque anni prima che Lidia e Angelica si ritrovassero a contemplare la grande tela stesa sul pavimento, in un autunno particolarmente colorato, i mocassini di vernice di Franz Raser calpestavano le foglie secche, rosse e dorate, che facevano da tappeto a un lungo viale cinto da alberi alti e spogli.   Il suo passo era affaticato, alzava goffamente i piedi per evitare che la fanghiglia facesse da collante tra le scarpe e le foglie, ma gli era praticamente impossibile, così quando arrivò alla porta della casa bianca di Angelica, appoggiò l’ingombrante carico che si era trascinato dietro a fatica, e stando in bilico ora su un piede ora sull’altro tentò di ripulirsi.  Ma fu inutile. Dopo aver rischiato di cadere per due volte,  si rassegnò a bussare alla porta.  La signora Angelica aprì: aveva  i capelli neri che le ricadevano sulle spalle ricoperte da uno scialle sfrangiato che la rendevano molto bella;  Franz Raser provò un’emozione nel vederla.
    “ Non pensavo di ritrovarla così presto;  la prego, entri”.
    “ Non posso…” farfugliò imbarazzato “ sono completamente sporco di fango, fin i pantaloni…..”
    “ Non si preoccupi:  ha piovuto ieri, e le strade di campagna restano bagnate a lungo, la prego entri.”
    Franz entrò timidamente, trascinando il pesante fardello.
    I due si accomodarono a tavola e scambiarono qualche frase di circostanza: Angelica gli chiese come fosse andato il viaggio, gli offrì un caffè, e per tutto il tempo fu come se non si fosse nemmeno accorta dell’oggetto che stava appoggiato alla parete.  Poi sedutasi assieme a lui, commentò : “non credevo avrebbe fatto così presto a procurarselo”.
    “ Beh, mi ci è voluto un po’, ma alla fine l’ho rintracciato proprio a Londra, a un’asta di veri patiti per questo genere d' arte, e con la cifra che mi aveva messo a disposizione è stato piuttosto semplice acquistarlo, anche se ho dovuto rialzare parecchio! Pensavo che, con tutte le storie che circolavano attorno a quel dipinto, non ci sarebbe stato nessuno intenzionato a prenderlo!”.
    Angelica sorrise compiaciuta: “ Le opere d’arte come questa non perdono valore per stupide superstizioni”.
    Franz Raser ridendo commentò: “ Ha proprio ragione! Anzi credo siano proprio queste stupide superstizioni a spingere i fanatici a sborsare cifre esorbitanti! Le dico una cosa, la maledizione del quadro che cade era nota a tutti all’asta. Rimarrà sorpresa a sapere quanti dei suoi soldi ho speso per un artista completamente sconosciuto ai più, e da quanto ho capito, neanche molto apprezzato dagli intenditori! “
    “ Non mi importa di quanto ho speso!  Albert Sadness è un grande artista!”, esclamò indignata alzandosi in piedi di scatto ed estraendo da un cassetto della credenza una foto in bianco e nero soggiunse puntando il dito su uno dei due uomini che vi erano ritratti : “ Guardi qui:  sa chi è questo accanto ad Albert Sadness? E’ uno dei più grandi artisti del nostro secolo e lui ha da sempre apprezzato i suoi lavori, che mi dice ora?” .  
    Franz Raser ascoltava, insofferente dello slancio emotivo di Angelica.  In realtà sapeva ben poco di arte, né gli interessava particolarmente, ma la reazione della donna lo incuriosì. Fu così che le propose di dare un’occhiata alla tela. L’idea calmò Angelica. Strappò la carta giallastra che avvolgeva il quadro svelando il cupo ritratto.
    Franz aggrottò la fronte;  era evidente: quel quadro non gli piaceva per nulla, anzi, si era sempre chiesto cosa Angelica ci trovasse di tanto bello. La curiosità dell’uomo aumentò quando distogliendo gli occhi dal quadro e rivolgendoli alla donna si accorse che se ne stava ancora in contemplazione del nero dipinto, sorridendo come dinnanzi a un bel fiore, o a un dolce bambino.
    Lasciò trascorrere qualche istante…poi ,vedendo che continuava a starsene imbambolata, commentò: “ Certo, non è male, nel suo genere, è così realistico…Ma perché affannarsi tanto? Perché rivolgersi a me, sborsare milioni di sterline…”
    Lei lo squadrò, facendogli sentire quanto giudicava sciocca e offensiva la sua domanda. Poi  sedette, e con aria distaccata disse: “ Albert Sadness è mio padre”.
    “ Ah, questo spiega tutto!”, esclamò con grande sorpresa.
    “ No, non spiega nulla. Avrei cercato quel quadro anche se non fosse stato di mio padre. Albert Sadness è un grande artista e non badi a ciò che pensa la stupida critica londinese”.
    Raser era sempre più sbigottito, e interessato a saperne di più: quella donna, così placida e solitaria, era la figlia di Albert Sadness un pittore di cui prima non aveva mai sentito parlare, e che solo in seguito a quell’incarico, scoprì essere noto per la sua vita misteriosa e per le leggende che circolavano proprio attorno a quel ritratto. 
    “ Lei mi deve scusare, sa di arte non capisco un granché, e suo padre non era molto conosciuto, se non dagli esperti, si figuri dalla gente ignorante di arte come me!” e, con furbizia, ostentò un sorriso umile e talmente sincero da rasserenare Angelica: “ Mi scusi lei, quando si parla di mio padre divento…suscettibile, ecco”. Franz Raser colse al volo quel commento e soggiunse nel modo più educato che gli riuscì: “ Come mai, se non sono troppo maleducato a chiederlo? Voglio dire, la vita di suo padre è avvolta dal mistero, è quasi una leggenda: da quanto ho appreso non si sa nemmeno se sia ancora in vita e dubito che siano in molti a sapere che avesse una figlia”.
    “ Ha ragione, in pochi lo sanno: quasi tutti quelli che ne erano a conoscenza sono morti.”
     
     
     

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